La via del Legno

Nei primi cinquant’anni del Novecento, i contadini di Castelvetro costruiscono gli strumenti di lavoro a partire dal legno.

È una materia prima disponibile, anche se non sempre abbondante, nell’ambiente in cui vivono. Per non sprecare energie e risorse, bisogna abbattere solo gli alberi più adatti a ogni scopo.
Gli addetti al taglio della legna conoscono bene le essenze e considerano attentamente i ritmi della natura.
Ogni volta che si procurano un tronco, lo mettono a “riposare” in un luogo ventilato per il tempo della stagionatura.
Così si prepara a diventare la materia prima di un mobile o di un attrezzo agricolo: in quest’ultimo caso, è pronto a fare ritorno sui campi.
Chissà se qualcuno, impugnandolo sul lavoro, sognerà di rinfrescarsi all’ombra di un grande albero!
Nelle famiglie contadine, quando le braccia aumentano, servono nuovi strumenti.
Tuttavia pochi rezdôr (capifamiglia) possono permettersi di comprarli dal falegname.
In bottega si va soltanto nei casi eccezionali, per i mobili che formano il patrimonio della casa.
Gli ebanisti fanno uscire dal legno cornici raffinate: con le squadre e i compassi prendono le misure, poi passano alle pialle e agli scalpelli per levigare le asperità. I più bravi sanno rendere unico anche un pezzo ordinario, grazie alle loro impiallacciature pregiate.
Per soddisfare i bisogni del lavoro, basta attendere l’inverno: quando le campagne dormono, i contadini diventano fabbri e falegnami.
La cantina e la stalla si trasformano laboratori di artigiani senza qualifica, ma pieni di soluzioni.
Dopotutto conoscono bene le necessità del lavoro nei campi e si affidano all’esperienza per costruire strumenti efficaci.
Preparano i materiali grezzi con le seghe e i trapani, fondamentali per il taglio e la perforazione dei legni, poi li raffinano con zappette, coltelli e sgorbie.
Solo due missioni sono (quasi sempre) impossibili ai non iniziati: aggiustare le ruote dei carri e costruire le botti.
E allora compaiono il carratore e il bottaio, artisti della misura e dell’accordo tra il legno e il ferro. Ogni famiglia cerca di “allevarne” almeno uno, ma nella provincia modenese le botteghe dei più bravi sono piene di lavoro.